Partito di Alternativa Comunista

Quattro anni di guerra in Ucraina: un esempio di Resistenza contro le aggressioni imperialiste

Quattro anni di guerra in Ucraina:

 

un esempio di Resistenza

 

contro le aggressioni imperialiste

 

 

di Tarás Shevchuk

 

 

A quattro anni dall'invasione su larga scala del 24 febbraio 2022 e dall'occupazione dell'Ucraina da parte dell'esercito di una delle maggiori potenze militari del mondo, indipendentemente dall'esito di questa guerra, constatiamo che Putin ha già subito una sconfitta strategica. Il suo obiettivo era infatti quello di conquistare Kiev «in pochi giorni», rovesciare Zelensky e insediare al suo posto un governo al servizio del Cremlino.

 

Una Resistenza popolare

Nonostante ciò, da subito la Resistenza disarmata di uomini e donne, sorta nei quartieri popolari, ha iniziato a combattere i carri armati con le molotov. E le folle si sono radunate davanti agli arsenali, chiedendo fucili o armi per respingere i russi. Migliaia e migliaia di persone si sono arruolate come volontari. C'erano armi solo per una piccola parte. E i veterani sono stati un fattore decisivo per organizzare e coordinare la resistenza delle «Difese Territoriali». Solo successivamente hanno iniziato a unirsi alle truppe regolari e alle brigate speciali. E così, non solo è stata salvata la città di Kiev e liberata tutta la regione nord-occidentale, ma gli invasori sono stati costretti a ritirarsi e a liberare vasti territori delle regioni di Chernigov, Sumy e Kharkiv e dopo sei mesi si è riusciti a liberare la città di Kherson.
L'obiettivo dichiarato di Putin era quello di «smilitarizzare» l'Ucraina. Il risultato è che da febbraio 2022 quelle 80.000 truppe mal addestrate e precariamente armate oggi sono cresciute di 10 volte. L'Ucraina ha ora un esercito di 800.000 soldati, la maggior parte dei quali prima della guerra erano operai, insegnanti o impiegati che oggi sono temprati da duri combattimenti e abili nell'uso di droni, armi moderne, artiglieria e missili.
In altre parole, oggi l'Ucraina ha uno degli eserciti più grandi e più esperti d'Europa. Questa potente forza armata è il risultato dello stoico sacrificio del popolo ucraino nella sua lotta per l'indipendenza nazionale, certo non un merito dei governi stranieri «alleati» né tantomeno della Nato. È necessario sottolineare questo aspetto perché la narrazione del Cremlino secondo cui «l'invasione è per difendersi dalla Nato», ripetuta da migliaia di blogger al suo soldo e amplificata dal patetico coro di stalinisti e sedicenti “trotskisti”, ha prodotto la falsificazione della «guerra per procura».
Ricordiamo che l'aggressione di Putin è iniziata nel 2014 con la violenta annessione della Crimea e l'invasione del Donbass, camuffata come lotta dei separatisti di lingua russa delle autoproclamate repubbliche popolari Dnr e Lnr. Quell'aggressione è stata la risposta controrivoluzionaria del Cremlino alla vittoria delle masse nella ribellione di Maidan contro gli intenti autoritari del presidente Yanukovich.
Putin ha falsamente definito quella ribellione un «colpo di Stato». Ma Putin non ha solo falsificato i fatti. Anche gli imperialisti occidentali lo hanno fatto, perché l'hanno chiamata «Euromaidan». Nessuno in Ucraina la chiama così!
E cosa hanno fatto in quel momento i governi dei paesi della Nato? Di fatto hanno lasciato passare l'aggressione di Putin! In cambio della possibilità di continuare a sfruttare il suo gas e il suo petrolio, utili per gli affari capitalisti europei, si sono limitati a dichiarare il loro «profondo disappunto». Tuttavia, con le loro azioni hanno messo a nudo la loro vera politica: Obama, Merkel e Macron... Questi ultimi hanno rinchiuso l'Ucraina nel «ciclo di negoziati e accordi di Minsk», che di fatto miravano a legittimare l'annessione russa della Crimea e la secessione del Donbass. Da lì si è passati ai rappresentanti semicoloniali dell'oligarchia ucraina: Poroshenko e poi Zelensky.
In questi quattro anni Putin ha trascinato alla morte o alla mutilazione più di un milione e duecentomila dei suoi soldati, tra cui 270 mila tra i più addestrati, senza riuscire a occupare parte dei territori del Donbass e del sud-est dell'Ucraina, che avrebbe dovuto «liberare» e che già da due anni considera propri, modificando a tal fine la Costituzione della Federazione Russa. Oggi, non riuscendo a ottenere alcun progresso significativo al fronte, Putin si accanisce martirizzando e uccidendo la popolazione civile, bombardando asili, ospedali, scuole... Colpisce massicciamente le abitazioni con missili balistici e droni. Nel mezzo di uno degli inverni più rigidi, il popolo ucraino sopravvive senza luce e senza riscaldamento. Ma non si arrende!
Anche l'economia russa dà segnali di allarme. Sempre più spesso la popolazione si rende conto che questa guerra imperialista – sotto lo pseudonimo di «Operazione militare speciale» – li sta portando alla tomba e alla rovina. Putin non ha tempo da perdere e vuole approfittare della permanenza di Trump alla Casa Bianca per fare pressione sul governo ucraino affinché conceda al tavolo dei negoziati ciò che la Russia non può conquistare sul campo di battaglia. Per questo, dall'Alaska a Miami, sta cercando di sedurre il clan di Trump (Kushner, Witkoff) con la promessa di spartirsi il bottino ucraino, tra le altre cose.

 

Aggressione da Mosca, ricatti da Washington e misure antipopolari da Kiev

Nel quadro dell'aggressione controrivoluzionaria del regime di Putin all'Ucraina dal 2014 e, ancor più, dall'invasione su larga scala del Paese, il governo e la Rada continuano ad agire al servizio degli oligarchi e dei proprietari capitalisti. Mantengono le regole dell'economia di mercato senza alcuna regolamentazione statale nel mezzo di una guerra contro l'invasione! Allo stesso tempo, si orientano secondo i dettami della politica estera degli Stati Uniti.
D'altra parte, approfittando della legge marziale e della situazione di guerra, rafforzano la loro offensiva reazionaria contro i lavoratori e altri settori oppressi, cancellando leggi che riconoscevano diritti progressisti o benefit sociali, così come le «riforme» relative alla legislazione del lavoro e ai sindacati. Hanno imposto un regresso sul terreno delle libertà democratiche, conquistate in anni di lotte dalle organizzazioni sindacali, sociali e studentesche. Ma lo spirito della rivolta di Maidan è ancora presente nelle masse e quando il governo e la Rada hanno cercato di disciplinare gli organismi autonomi anticorruzione (Nabu e Sap) si è verificata una mobilitazione spontanea guidata dai giovani della città che li ha costretti a fare marcia indietro.
In quattro anni di guerra, il governo non ha mobilitato l'economia né l'ha orientata al servizio della difesa nazionale. Tuttavia, nonostante le politiche del governo, le forze armate ucraine sono riuscite a contrattaccare, avendo come obiettivi la produzione energetica della Russia e anche i suoi aeroporti e le basi militari. L'Ucraina produce droni aerei e navali con cui ha danneggiato gran parte della flotta russa del Mar Nero, costringendola ad abbandonare la sua base di Sebastopoli. In più, anche se ancora in piccola scala, riesce a produrre missili come il Neptuno e il Flamingo con cui colpisce obiettivi militari in territorio russo, a diverse migliaia di chilometri dall'Ucraina.

 

Misure urgenti per rafforzare la Resistenza

Questi quattro anni confermano l'urgente necessità di nazionalizzare i principali settori dell'industria, delle risorse naturali ed energetiche, e di mobilitare l'intera economia e le risorse umane sotto il controllo dei lavoratori e della società. Senza una solida retroguardia, il fronte non può reggere e, senza un fronte armato per la difesa, la retroguardia rimane totalmente vulnerabile ai bombardamenti. È un dato di fatto che il carattere del governo ucraino - dipendente dagli Stati Uniti, filoimperialista e populista - produce oscillazioni che indeboliscono la Resistenza e danneggiano i lavoratori, che sul fronte e nelle retrovie sono gli unici a offrire tutte le loro energie e le loro vite per difendere l'indipendenza dell'Ucraina, nonostante il peso delle politiche errate della    direzione politico-militare del Paese.
Per questo motivo la nostra politica e il nostro appello sono rivolti alle masse popolari del mondo che sostengono realmente la Resistenza ucraina. È il caso della maggioranza delle masse popolari statunitensi e questo è il motivo fondamentale per cui Trump e il suo clan, nonostante il loro interesse a trattare con Putin a scapito dei territori ucraini per «porre fine alla guerra il prima possibile», non hanno ancora ottenuto la resa. Ciò infatti genererebbe un rifiuto ancora maggiore tra i propri seguaci.
La vittoria dell'Ucraina rafforzerebbe i lavoratori e le nazioni oppresse di tutto il mondo. Un esempio di Resistenza per tutti coloro che affrontano dittature, invasioni imperialiste e genocidi come quello contro il popolo palestinese per mano dello Stato sionista di Israele. È molto importante conseguire questa vittoria, che avrà come probabile conseguenza il crollo del regime dittatoriale del Fsb in Russia, che è una prigione per centinaia di popoli dell'Eurasia, costretti fare da carne da cannone per l'oligarchia di Mosca. Il nostro compito deve essere quello di appellarci a tutti loro perchè sostengano la Resistenza armata del popolo ucraino, a livello morale, politico e materiale. E anche di fare appello ai lavoratori degli Stati Uniti, dell'Europa e dei Paesi oppressi (perchè aiutino l'Ucraina), senza riporre alcuna fiducia nei loro governi.
Una parte significativa del popolo ucraino spera che questa guerra – che è già durata più a lungo dell'invasione nazista dell'Urss, 1941-1945 – finisca presto, anche se non accetta che ciò avvenga a prezzo dell'umiliazione e della sottomissione del Paese. Non sappiamo con certezza quando la guerra finirà. Tuttavia, dobbiamo avere chiaro che il raggiungimento di questo obiettivo non sarà merito dei «negoziatori», ma della forza della Resistenza del popolo ucraino sul campo di battaglia e nelle retrovie (24 febbraio 2026).

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